Mentre Ursula von der Leyen deve difendersi da due mozioni di censura, l’equivalente di una sfiducia, nei corridoi dell’Europarlamento di Strasburgo si discute (e si tratta lontano dai microfoni) della sorte di Ilaria Salis. L’eurodeputata di Avs questa mattina saprà se perderà o meno l’immunità che la protegge dal processo in Ungheria. Due destini incrociati, con un finale forse diverso. Partiamo da Ursula. Seduta in prima fila tra i banchi dell’Eurocamera, la presidente della Commissione europea ascolta in prima persona le accuse che le vengono rivolte dalla destra e dalla sinistra dell’emiciclo. A muovergliele sono due eurodeputati francesi, Jordan Bardella e Manon Aubry, i maggiori oppositori di Emmanuel Macron, appena travolto dalla caduta del governo Lecornu. Bardella, delfino di Marine Le Pen e alleato di Matteo Salvini in Italia, parla a nome dei Patrioti. Chiede a von der Leyen di «farsi da parte per salvare l’Europa», ritenendola colpevole di «aver firmato la resa commerciale con Trump» e di non aver contrastato l’invasione di migranti. L’altra mozione di sfiducia, come detto, è di colore opposto e arriva da The Left, la sinistra europea. La critica è completamente diversa: «Ha accompagnato il genocidio di Gaza». Ursula però ostenta tranquillità, sa di godere di un’ampia maggioranza che si basa sul sostegno di Popolari (Ppe) e Socialisti (S&D). I Conservatori (Ecr), invece, preferiscono lasciare libertà di voto alle delegazioni dei vari Paesi, perché come ricorda il copresidente Nicola Procaccini (FdI), «ognuno sarà libero di scegliere in base alle ragioni e agli interessi del proprio popolo». Riuscire a «sfiduciare» la presidente della Commissione è un’impresa ardua: servono i due terzi dei voti espressi che corrispondano alla maggioranza dell’assemblea. Il voto è fissato per giovedì.
Ilaria Salis, le grandi manovre. Così Avs prova a salvarla
Mentre Ursula von der Leyen deve difendersi da due mozioni di censura, l’equivalente di una sfiducia, nei corridoi dell’Europarlamento di ...










