Airbnb rischia di cambiare profondamente il volto delle isole Galápagos. Perché il turismo di massa ha iniziato a invadere anche l’arcipelago del Pacifico caro a Charles Darwin, custode di una natura primordiale e di un equilibrio fragile e straordinario, teatro vivente dell’evoluzione. L’allarme non è in fondo dissimile da quello che ha già investito scrigni di biodiversità in giro per il mondo, dalla Barriera Corallina Australiana all’isola di Komodo, celebre per i suoi draghi: una nuova accessibilità, soprattutto economica, a luoghi un tempi considerati remoti e privilegio di pochi, può così mutare profondamente la dinamica dei flussi turistici, che portano con sé le logiche (inevitabili?) conseguenze di un impatto antropico fatalmente in crescita.

E dunque c’è da interrogarsi sul futuro delle tredici isole principali, con isolotti annessi, distribuite lungo la linea equatoriale, a mille chilometri dalla costa dell’Ecuador, di cui fanno parte. L’ultimo Sos arriva da un articolo del New York Times (quasi retorico l’interrogativo del titolo, “Can the Galápagos Adapt to Airbnb?”), che “fotografa” in particolare il proliferare di afittacamere a buon mercato sparsi sull’arcipelago: oggi il sogno di esplorare questi territori costa un minimo di 8 dollari a notte. Cifre impensabili fino a qualche anno fa. E il risultato è tutto nei numeri: nel 1975 il limite massimo di visitatori annuali era stato fissato a 12 mila, l’unico modo di raggiungere le isole era attraverso le navi. Oggi quel “tetto” non c’è più: così, complice la diffusione dei voli commerciali e, più di recente, l’effetto Instagram, il numero dei turisti è letteralmente esploso: quest’anno secondo El Observatorio de Turismo de Galápagos, si prevedono 300 mila visitatori, quasi il doppio rispetto al 2007. Con quali effetti?