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Chi ha voluto ha espresso la propria solidarietà nei confronti della senatrice a vita Liliana Segre; chi non ha voluto, o persino potuto, ha invece taciuto, trincerandosi dietro uno di quei silenzi che in realtà dicono molto. Il gesto compiuto domenica sera in diretta su La7 dalla relatrice Speciale Onu per i Territori Occupati palestinesi, Francesca Albanese, non poteva passare inosservato; e, infatti, così è successo. Albanese, in diretta, aveva abbandonato bruscamente lo studio televisivo subito dopo che Francesco Giubilei, presidente della Fondazione Tatarella e di Fondazione Futura, aveva citato Segre in relazione alla situazione a Gaza e, nello specifico, alle sue parole rispetto al concetto di "genocidio". La scena ha fatalmente fratto il giro del Paese, scatenando indignazione per il comportamento della Relatrice speciale e solidarietà nei confronti della senatrice a vita. E a poco sono servite le precisazioni postume (che, anzi, hanno persino rischiato di peggiorare la situazione) da parte di Albanese, la quale ieri ha dichiarato di avere sì «profondo rispetto per la senatrice Segre», ma anche che, a suo dire, i suoi giudizi sarebbero influenzati da «un condizionamento emotivo che non la rende imparziale e lucida davanti a questa cosa». Prendendosela quindi con «la superficialità del dibattito pubblico» inquinato da un presunto «analfabetismo funzionale» in virtù del quale, in Italia, «la gente non capisce ciò che legge». Concludendo poi, in un post su X, che la sua decisione di lasciare la trasmissione è arrivata dopo «l’ennesima strumentalizzazione del nome della Sen. Segre per negare il genocidio a Gaza».