“Mi colpisce positivamente la partecipazione alle manifestazioni e l’impegno di tanti giovani. È il segno che non siamo condannati all’indifferenza. Dobbiamo prendere sul serio quel desiderio di pace, quel desiderio di impegno. Ne va del nostro futuro, ne va del futuro del nostro mondo”. Il segretario di Stato vaticano, il cardinale Pietro Parolin, ha benedetto chi è sceso in piazza per la Palestina tra giovedì e domenica contro il massacro di Gaza e a sostegno della Global Sumud Flotilla. “C’è una maggioranza silenziosa composta anche da tanti giovani – continua Parolin – che non si arrende a questa disumanità“. Il segretario vaticano ha invitato all’azione: “Pensare che il nostro ruolo, come cristiani, sia quello di rinchiuderci nelle sacrestie, lo trovo profondamente sbagliato. La preghiera chiama anche ad un impegno, a una testimonianza, a scelte concrete”.

“Rischiamo di assuefarci alla carneficina” a Gaza, denuncia. ”Oggi – dice – la situazione a Gaza è ancora più grave e tragica rispetto a un anno fa, dopo una guerra devastante che ha mietuto decine di migliaia di morti. È necessario recuperare il senso della ragione, abbandonare la logica cieca dell’odio e della vendetta, rifiutare la violenza come soluzione. È diritto di chi è attaccato difendersi, ma anche la legittima difesa deve rispettare il parametro della proporzionalità”. “Purtroppo, – evidenzia Parolin – la guerra che ne è scaturita ha avuto conseguenze disastrose e disumane. Mi colpisce e mi affligge il conteggio quotidiano dei morti in Palestina, decine, anzi a volte centinaia al giorno, tantissimi bambini la cui unica colpa sembra essere quella di essere nati lì: rischiamo di assuefarci a questa carneficina. Persone uccise mentre cercavano di raggiungere un tozzo di pane, persone rimaste sepolte sotto le macerie delle loro case, persone bombardate negli ospedali, nelle tendopoli, sfollati costretti a spostarsi da una parte all’altra di quel territorio angusto e sovrappopolato. È inaccettabile e ingiustificabile ridurre le persone umane a mere vittime collaterali.