"Qualunque piano che coinvolga il popolo palestinese nelle decisioni sul proprio futuro e permetta di finire questa strage, liberando gli ostaggi e fermando l'uccisione quotidiana di centinaia di persone, è da accogliere e sostenere".

Lo dice il segretario di stato vaticano, il cardinale Pietro Parolin, ai media vaticani in un' intervista nell'approssimarsi del secondo anniversario del 7 Ottobre in cui il capo della Segreteria di Stato fa il punto su tutte le questioni riguardanti l'insanguinato scenario mediorientale.

Parolin ricorda la posizione espressa fin dal primo momento dalla Santa Sede sul pogrom del 7 ottobre, un attacco "disumano" e "ingiustificabile" di Hamas. Chiede quindi la liberazione degli ostaggi e "di porre fine alla spirale di violenza", denunciando anche il risorgente antisemitismo "cancro da estirpare". Guardando alla distruzione di Gaza, Parolin punta il dito però contro le responsabilità della Comunità internazionale: "Certamente può fare molto di più rispetto a ciò che sta facendo. Non basta dire che è inaccettabile quanto avviene e poi continuare a permettere che avvenga. C'è da porsi delle serie domande sulla liceità, ad esempio, del continuare a fornire armi che vengono usate a discapito della popolazione civile. Purtroppo, lo abbiamo visto, finora le Nazioni Unite non sono state in grado di fermare quanto sta accadendo. Ma ci sono attori internazionali - avverte - che sarebbero invece in grado di influire maggiormente per porre fine a questa tragedia e occorre trovare una strada per dare alle Nazioni Unite un ruolo più efficace nel porre fine alle tante guerre fratricide in corso nel mondo". "Anche se a volte queste iniziative, a causa delle violenze di pochi facinorosi, rischiano di far passare a livello mediatico un messaggio sbagliato - dice quindi commentando le recenti manifestazioni di piazza a sostegno di Gaza -, mi colpisce positivamente la partecipazione alle manifestazioni, e l'impegno di tanti giovani. È il segno che non siamo condannati all'indifferenza. Dobbiamo prendere sul serio quel desiderio di pace, quel desiderio di impegno... Ne va del nostro futuro, ne va del futuro del nostro mondo". "Sono un battezzato, sono un credente, sono un prete - afferma infine su chi dice che la Chiesa dovrebbe limitarsi a pregare -: per me la preghiera incessante davanti a Dio perché ci assista, ci aiuti e intervenga per porre fine a tutto ciò sostenendo gli sforzi delle donne e degli uomini di buona volontà è essenziale, quotidiana, fondamentale. Papa Leone ci ha invitato ancora una volta a recitare un Rosario per la pace l'11 ottobre. Ma vorrei anche ricordare che la fede cristiana o è incarnata o non è... Siamo seguaci di un Dio che si è fatto Uomo assumendo la nostra umanità e ci ha testimoniato che non possiamo essere indifferenti rispetto a ciò che accade intorno a noi e anche lontano da noi. Per questo la preghiera non sarà mai abbastanza, ma non sarà neanche mai abbastanza l'impegno concreto, la mobilitazione delle coscienze, le iniziative di pace".