Al processo oggi si è collegato in video dal carcere di Opera anche Giovanni Castellucci, ex amministratore delegato di Autostrade

Le macerie del Morandi

Genova – Il pubblico ministero Walter Cotugno si alza in piedi per proseguire la requisitoria. Mentre sul maxi schermo della tensostruttura che funge da aula nel cortile del tribunale, compare Giovanni Castellucci, ex amministratore delegato di Autostrade per l’Italia (Aspi), collegato dal carcere milanese di Opera e imputato. Quasi un faccia a faccia virtuale.

«Per un’azienda che fabbrica cucchiai, il core business è la produzione di quelle posate - dice Cotugno - Ma per una società come Autostrade, l’oggetto della produzione è la sicurezza. L’attività di Aspi, come concessionaria, è quella essenzialmente di riparare tempestivamente la rete e garantire la sicurezza degli utenti». E la chiosa è indirizzata a quello che, prima del crollo del Ponte Morandi, era il vertice della piramide societaria di Aspi, cioè Castellucci: «Ne consegue che l’amministratore delegato non può non occuparsi della sicurezza».

È uno dei passaggi dell’udienza di ieri del processo per la strage del Ponte Morandi. Durante la quale il pm Cotugno, affiancato dal collega Marco Airoldi, ha proseguito la discussione sulle singole posizioni dei 57 imputati. Accusati a vario titolo di aver contribuito al crollo, con la morte di 43 persone, il 14 agosto 2018. Fra manutenzione insufficiente e controlli non adeguati.