Sulla vita di Francesco Petrarca esiste un testo fondamentale scritto da Ernest Hatch Wilkins del 1961, Life of Petrarch. È una ricerca dalla quale emerge tutta l'ammirazione del filologo e italianista statunitense per il cantore di Laura. Questa biografia si basa su testimonianze dirette, lettere, carte e note scritte da Petrarca sui margini delle pagine dei suoi libri. Una ricostruzione biografica devota al racconto che lo scrittore aretino ha voluto fornire di sé. Un'autobiografia ideale destinata a lasciare di sé un'immagine esemplare.
Con un altrettanto finissimo lavoro filologico, Luca Marcozzi, professore ordinario di Letteratura italiana all'Università degli Studi di Roma Tre, con alle spalle anni di ricerche e studi su Dante, Petrarca e il Rinascimento, ha portato alle stampe non una risposta e nemmeno una replica al libro di Wilkins, ma l'altra faccia del fondatore della lirica italiana. Il volto non segreto, ma edulcorato dall'autore del Canzoniere. Con Petrarca. La vita e il mondo, (Carocci, pp. 577, € 52), Marcozzi entra nel vivo del labirinto ordito dal padre dell'umanesimo, facendo sorgere contraddizioni e ombre su numerose circostanze della sua vita.
Una ricostruzione scrupolosa che mette in luce alcune discordanze di date e alterazioni di snodi cruciali della sua esistenza: il primo soggiorno napoletano, la cerimonia della laurea, il dissidio con i Colonna, la scelta di risiedere a Milano, la malsicura data di nascita nell'estate del 1304 e le sue poco coerenti dichiarazioni di essere nato ad Arezzo in esilio, dove suo padre era fuggito. L'immagine fornita da Petrarca sia nelle Senili che nella Posteritate, mira retoricamente a rappresentarsi come peregrinus ibique, cosa ben diversa dal destino di exilus immeritus di Dante.






