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Ultimo aggiornamento: 17:49
Conosciamo tutti molti episodi della vita di San Francesco, peccato che siano falsi. La sua storia iniziata predicando la povertà, e il ritorno alle radici del cristianesimo, finì con una “multinazionale” della fede ovvero l’ordine francescano e con una rottura, a cui arriviamo tra poco. Francesco, il cui vero nome era Giovanni di Pietro di Bernardone, fu da subito una figura che trascinò folle di fedeli verso una nuova via. Fatto Santo appena dopo la morte, cosa assai inusuale già al tempo, attorno alla sua figura sono fin da subito circolate tantissime agiografie.
Nell’ottocentesimo anniversario della morte del santo più famoso d’Italia (3 ottobre 1226) stanno uscendo molti libri sulla sua figura, per me il più interessante è San Francesco (Laterza) di Alessandro Barbero. Lo storico ci racconta come biografia dopo biografia si creò il mito leggendario del santo, arrivato poi ai giorni nostri. La prima “Vita di Francesco” fu quella di Tommaso da Celano redatta pochi anni dopo la morte, che fu subito aspramente criticata perché c’erano “pochi miracoli”. Lo stesso Tommaso si prodigò quindi a farne una seconda versione aggiungendone il più possibile. Poi ne nacquero spontaneamente a decine, di queste biografie scritte da frati, finché San Bonaventura da Bagnoregio scrisse quella “definitiva” che chiamò appunto Legenda major, che voleva sintetizzare tutte le versioni. Il termine “legenda” intende proprio “la versione che dovete leggere” quindi quella ufficiale approvata dal pontefice. Nel frattempo le storie si erano ingigantite.







