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21 APRILE 2026
Ultimo aggiornamento: 10:39
Il più bel fiore sulla tomba di Francesco a un anno dalla sua morte lo ha portato papa Leone esclamando nella basilica vaticana che Gesù è il Re della Pace, un “Dio che rifiuta la guerra, che nessuno può usare per giustificare la guerra, che non ascolta le preghiere di chi fa la guerra”. E qui Leone ha citato il profeta Isaia, attraverso cui il Signore parla ai popoli: “Anche se moltiplicaste le preghiere, io non ascolterei: le vostre mani grondano di sangue”.
Non è un’esortazione generica e buonista alla pace, ma un appello a opporsi ad una guerra precisa: la guerra di Trump e Netanyahu, la guerra che i suprematisti americani vogliono benedetta dalla divinità. In questa concretezza, in sintonia con l’opinione pubblica mondiale e che (logicamente) farà infuriare il presidente statunitense, si vede l’orma della dimensione geopolitica del papato bergogliano.











