di Marco D’Ambrosio
Lunedì sera quasi per sbaglio ho visto alla trasmissione Lo stato delle cose il “confronto” – scusate l’eufemismo – tra Massimo Giletti e Roberto Scarpinato.
In tanti anni di trasmissioni che trattano di mafia non avevo mai visto un attacco così aggressivo e intollerante da parte di un conduttore verso un ospite con frasi urlate, dito fisicamente puntato e praticamente nessuno spazio lasciato alle repliche; è poi singolare che come fulgido esempio di contraddittorio sia stato il conduttore di una trasmissione tv ad agire da ‘accanito accusatore’ in diretta e che il bersaglio sia stato un ex magistrato… tra l’altro uno degli 8 sostituti procuratori artefici della rivolta nell’estate 1992 per mandare via da Palermo il procuratore capo Giammanco dopo che il giudice Borsellino saltò in aria.
Chissà, forse voleva adeguarsi anche nei modi – oltre al contenuto – al modo di esprimersi di certe forze politiche che sono solite sbraitare, mettendosi ‘nella direzione dove tira il vento’ a titolo di riconoscenza al nuovo corso governativo che lo ha fatto ritornare in Rai un anno fa?
Magari non è così ma gli va riconosciuto che ci è riuscito benissimo: un processo o gogna mediatica di pochi minuti senza aver fatto capire granché, ma dove ha fatto passare al pubblico il messaggio di una qualche responsabilità di Scarpinato… una roba davvero indegna per una trasmissione del servizio pubblico. Mi ha ricordato “la sparata” in diretta di Totò Cuffaro 34 anni fa alla trasmissione di Maurizio Costanzo – era sempre settembre ma del 1991 – anche se quella al confronto mi sembra che fu “quasi una bischerata siciliana”…






