La recente, gravissima aggressione nei confronti degli studenti del liceo Caravillani di Roma, riportata da tutti i maggiori quotidiani, richiede una profonda riflessione. Secondo i giornali, gli studenti di un liceo romano, a seguito di una assemblea nella quale sarebbero stati intonati cori a favore della popolazione di Gaza, sarebbero stati aggrediti da un gruppo di delinquenti italiani usciti da una istituzione religiosa adiacente al liceo. Alcuni studenti e alcuni docenti che cercavano di proteggerli avrebbero riportato lesioni.

Dal punto di vista giuridico la questione, se è vero quanto riportato dai quotidiani, è semplice: tutti i cittadini onesti non possono che augurarsi che vengano sporte le necessarie denunce, che la magistratura, nella quale riponiamo la più ferma fiducia, indaghi, accerti i fatti e, se necessario, punisca severamente gli aggressori.

L’aspetto giuridico non esaurisce però il necessario commento alla vicenda ed è soltanto una doverosa premessa: esiste un aspetto morale che non può essere taciuto. Infatti, sempre rifacendosi a quanto riportato dai quotidiani, e sempre mantenendo il punto che l’eventuale imputato è innocente fino alla condanna definitiva, in questo caso i presunti delinquenti avrebbero commesso il reato non a titolo “privato” ma in quanto membri di una comunità religiosa. Per parlare chiaro: si tratta di ebrei romani adulti usciti dalla sinagoga Beth Michael che avrebbero aggredito ragazzini usciti da un liceo.