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Gianni Santucci

Una sentenza del Consiglio di Stato riconosce l’«omogeneità concettuale e stilistica» dell’intero gruppo di isolati tra la cattedrale e il Comune. La Galleria resta vincolata nelle parti esterne ma si può agire sui locali interni

Resta il vincolo totale sull’esterno e sulla struttura dei palazzi. Libertà all’interno. S’ammorbidisce la massima tutela che Sovrintendenza e ministero della Cultura stesero nel 2022 come un ombrello di protezione totale non solo sulla Galleria Vittorio Emanuele II (di proprietà pubblica, del Comune), ma anche sull’intero complesso dei palazzi privati che ne costituiscono in vario modo la scenografia, il contorno e il contesto. Un’area che s’estende da via Mengoni (all’estremo di piazza del Duomo), fino a via San Raffaele (prima del palazzo della Rinascente) e poi da piazza del Duomo, a piazza della Scala. Una recente sentenza del Consiglio di Stato riconosce l’«omogeneità concettuale e stilistica» dell’intero gruppo di isolati tra la cattedrale e il Comune, spiegando però che d’altra parte che non esiste ragionevole giustificazione per «un interesse culturale riferibile agli interni».

I tre ricorsiPer comprendere lo scenario giudiziario: la vicenda è stata discussa in tre ricorsi, presentati da società private proprietarie di palazzi negli immediati dintorni della Galleria. Prelios spa per il palazzo di via Pellico, 4; Duomo 25 srl per l’edificio di piazza Duomo, 25 (che ospita la gioielleria Rocca 1794); infine Cbre Investment per lo stabile all’angolo con via San Raffaele. Le società hanno contestato che il vincolo sia stato esteso dalla Galleria ai palazzi adiacenti, o che la circondano.I giudici spiegano però che i ricorsi sono fondati su un «presupposto fuorviante, ovvero che il provvedimento si fondi sul pregio della sola Galleria». Le società hanno provato a sostenere che «gli edifici di proprietà privata ai quali il vincolo è stato “esteso” non comporrebbero la Galleria, né si affaccerebbero su di essa».