Alberto Mantovani, Presidente di Fondazione Humanitas per la Ricerca

Perché non abbiamo Unicorni? Potrebbe essere questa la domanda da cui partire per una riflessione sul sistema di ricerca del nostro Paese. Vengono chiamati Unicorni le start up che hanno superato un miliardo di dollari in valore. Almeno nel settore biomedico, gli Unicorni nascono di regola in ambiente accademico, sono basate su proprietà intellettuale (brevetti) e sostenute investimenti ad alto rischio. Se hanno avuto successo, premiano non solo ricercatori e investitori, ma anche il sistema di ricerca accademico, come le Università, e il Paese nel suo insieme. È quello che è successo, per fare un esempio recente, con BioNTech e l’Università pubblica tedesca di Mainz. Una stima recente contava 172 Unicorni nella sola Londra, 3 in tutto il nostro Paese. La mancanza di Unicorni italiani riflette i limiti storici strutturali della ricerca nel nostro Paese, su alcuni dei quali condividerò alcune riflessioni con i limiti della mia prospettiva biomedica.

I finanziamenti alla ricerca in Italia

Il sistema di ricerca in Italia ha caratteristiche che lo differenziano dai Paesi industrializzati, inclusa la Cina, a partire dal livello di finanziamenti, la metà o un terzo dei competitori. Il PNRR ha cambiato questa situazione di sottofinanziamento cronico, ma è diffusa l’opinione che, invece di irrorare in modo ordinato, continuativo e selettivo, esso possa avere costituito in alcuni settori una “bomba d’acqua”, almeno in parte non benefica. Si pone poi il tema della continuità del post-PNRR.