<p> </p> <p>Gli investimenti di venture capital in intelligenza artificiale in Europa rappresentano oggi solo il 9% del totale globale, contro l'80% concentrato negli Stati Uniti.
Eppure, per <strong>Davide Dattoli</strong>, founder di <strong>Talent Garden</strong>, il problema non è tanto la scarsità di capitale quanto la qualità della domanda che le aziende italiane ed europee riescono a esprimere. </p> <div class="embedcode-widget" data-embedcode="ceo next gen youtube"> <div style="display: flex; justify-content: center;"> <iframe allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" allowfullscreen frameborder="0" height="315" referrerpolicy="strict-origin-when-cross-origin" src="https://www.youtube.com/embed/v_o5SB0pW-k?si=XQ_HV0y7Ycnfv3WC" title="YouTube video player" width="560"></iframe> </div> </div> <p>Con la sua Talent Garden ha raccolto circa 70 milioni di euro in 15 anni e nell'intervista a <strong>CEO: Next Gen</strong> di <strong>Elisa Piazza</strong> e <strong>Pasquale Ancona</strong> scatta una fotografia del sistema startup italiano oggi: «È vero che i dati complessivi di venture capital sono bassi, ma se lo guardiamo anche solo rispetto a cinque anni fa, cominciamo ad avere tanta eccellenza italiana che si costruisce e tanti fondi americani che vengono a investire in Italia». </p> <p>Fondato nel 2011 a Brescia — quando il co-working era un concetto pressoché sconosciuto in Italia — Talent Garden è cresciuto fino a raccogliere oltre 70 milioni di euro in più round successivi, con investitori tra cui <strong>TIP</strong> di Giovanni Tamburi. </p> <ul class="leggi-anche"> <li><i>Guarda e ascolta: <a href="linktr.ee/Ceonextgen">CEO: Next Gen</a></i></li> </ul> <p>Dattoli ha costruito il progetto partendo da 30mila euro iniziali, seguendo una logica di finanziamento incrementale — 100mila, poi 800mila — che, a suo avviso, ha costretto il team a una disciplina che i round troppo grandi e troppo rapidi tendono a erodere.









