Caro direttore,sempre più curriculum scritti con ChatGPT e aziende che affidano pratiche di selezione all’intelligenza artificiale. Che mondo è? Sicuramente non il nostro ma a quanto pare sarà il futuro prossimo. Lavoratori professionisti valutati da algoritmi; se pensiamo come trovavano lavoro i nostri nonni ma anche solo i nostri genitori, sembrano passati secoli. Spersonalizzare tutto però non può essere l’unica via percorribile.Luca Testera Pardi

Caro Pardi,Siamo entrati in una terra in larga parte sconosciuta. Sono evidenti le innovazioni incredibili che l’intelligenza artificiale può portare nelle nostre vite e nel mondo del lavoro (pensi solo all’utilizzo nella ricerca scientifica e nella medicina). Ma anche i grandi rischi che ancora non riusciamo a definire con certezza. L’esempio che illustra nella sua lettera è emblematico: è chiaro che un algoritmo ha la capacità di scegliere un lavoratore professionista in base alle caratteristiche che gli è stato detto di ricercare, ai parametri con cui è stato programmato, ai confronti istantanei che può fare con gli altri profili. Sicuramente saprà chi, in base alle informazioni ricevute, è al primo posto per le competenze di cui un’azienda ha bisogno. E la procedura, non un piccolo particolare, sembra immune dalle raccomandazioni. Ma guardiamo la cosa anche da un altro punto di vista. Quello che normalmente fa la differenza è il talento individuale, quella luce negli occhi che alcune persone hanno e che le fa essere diverse dalla media. Vale per i lavoratori specializzati ma anche per attori, scrittori, sceneggiatori. Lo dico perché in questi giorni ha fatto la sua prima apparizione ufficiale Tilly Norwood, attrice virtuale realizzata l’AI: perfetta nell’immagine, capace di interpretare tutti i ruoli e, in qualche modo, destinata all’immortalità. In realtà alla prima prova la sua recitazione è sembrata abbastanza innaturale, niente a che vedere con le mille capacità espressive di un attore di talento. Non credo proprio che riuscirà a replicare lo sguardo che ci inchiodava di Jack Nicholson. Insomma, affrontiamo la sfida dell’intelligenza artificiale con mente aperta perché i benefici già attuali e quelli previsti saranno tantissimi. Ma non dimentichiamo che il fattore umano farà sempre la differenza.