“Vivo queste ore con forte preoccupazione e incertezza, ma sono molto orgogliosa di mio figlio. Condividiamo come famiglia la sua scelta di imbarcarsi sulla Flotilla: è coerente con i valori di tutta una vita. Umanità, legalità, non violenza”. Marzia Marchesi, assessora a Bergamo, è la mamma di Dario Crippa, il 25enne attivista bergamasco della Global Sumud Flotilla, arrestato dalle autorità israeliane e ora rinchiuso nel carcere di Ketziot, nel deserto del Negev.

Suo figlio non è tra i rimpatriati. E’ ancora in carcere in Israele, è tra i 15 che non hanno firmato il foglio di rilascio.

«Si. Abbiamo appena sentito l’unità di crisi della Farnesina. Ci hanno assicurato che stanno lavorando assiduamente per riportare a casa lui e gli altri 14 attivisti ancora in carcere. Il console italiano oggi non ha potuto visitarli in carcere, è andato ieri con gli avvocati e ci tornerà domani. Noi attendiamo fiduciosi”.

Cosa le hanno detto di suo figlio?

«Ci hanno detto che sta bene. Ma sicuramente i racconti di chi è già rientrato non ci lasciano tranquilli. Spero tornino tutti quanti presto e che la loro azione che ha messo al centro la questione di Gaza posso sbloccare il canale umanitario al più presto e poi portare a una soluzione di pace e di riconoscimento della Palestina”.