«Esistono diversi fattori che frenano la nostra competitività, come hanno sottolineato i rapporti di Mario Draghi ed Enrico Letta. Uno dei principali è la bassa produttività. L’Europa non ha mantenuto il ritmo dell’innovazione né ha sviluppato grandi aziende tecnologiche come i nostri concorrenti. Inoltre, la mancanza di una vera unità di mercato e la burocrazia regolatoria riducono la nostra efficienza. Incidono anche l’alto costo dell’energia e la mancanza di una maggiore collaborazione pubblico-privato. Dal mondo imprenditoriale insistiamo sulla necessità di agire con urgenza e determinazione». Antonio Garamendi, presidente della Ceoe, la Confindustria spagnola, analizza le ragioni della bassa crescita in Europa e su come reagire. Temi che sono stati l’oggetto del confronto, a Madrid, con il presidente di Confindustria, Emanuele Orsini, e una delegazione di imprenditori e del vertice confindustriale. Al termine del bilaterale è stata firmata una dichiarazione congiunta (si veda IlSole24Ore del 2 ottobre).
Le decisioni della scorsa Commissione sono state ideologiche e hanno portato a una deindustrializzazione?
La precedente Commissione europea doveva rispettare l’impegno di promuovere la transizione verde e digitale, mentre gestiva crisi come la pandemia o la guerra in Ucraina. Quel percorso è stato inoltre riconsiderato a causa dei cambiamenti globali. Oggi ciò che si può fare è proporre formule di investimento che rafforzino la crescita economica e rendano l’Ue un contesto più competitivo. In questo senso, il prossimo Quadro finanziario pluriennale (2028-2034), ora in fase di negoziazione, sarà cruciale per consolidare la nostra base industriale e attrarre investimenti.









