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Una mostra racconta l’artista dell’incanto che neppure a Parigi dimenticò la sua terra

Ci sono artisti che non possono essere giudicati. Essi non appartengono alla storia, sono essi stessi storia. Sono con noi anche quando non ci sono più. Marc Chagall (1887 - 1985) è uno di questi. Celebrato in tutto il mondo, è stato ricco di vitalità fino all'ultimo, come dimostrano le opere della grande mostra di Palazzo dei Diamanti realizzate in oltre mezzo secolo di attività, dalla Brocca con fiori del 1925 ai lavori su masonite del 1981, in mezzo ai quali si collocano dipinti emblematici e poeticissimi, come La nuvola nuda (1945-46), Il mazzo della luna (1946), Exodus (c. 1948) e ancora Villaggio con sole offuscato (1950), Circo (1966) e La sposa sopra Parigi (1977).

È davvero straordinario che un artista del Novecento abbia resistito a ogni tentazione ideologica o politica. Chagall ha vissuto gli stessi sconvolgimenti che Picasso ha osservato con occhi turbati e che Mondrian, nella sua utopia della ragione, ha ignorato. Tutti testimoni di quei tempi contraddittori, nei quali ogni decade ha prodotto una nuova era, in letteratura, nell'arte, nella vita sociale. Futurismo, Cubismo, Surrealismo; Metafisica e Cavaliere Azzurro; Realismo e Astrattismo, Informale e Pop Art: tutto ciò è avvenuto davanti agli occhi di Chagall, gli è passato accanto senza lasciare in lui la minima traccia.