L’ok definitivo è arrivato nei giorni scorsi dal Consiglio dei ministri. E ora il Ddl Pichetto sul nucleare sostenibile, vale a dire il provvedimento con cui il governo punta a costruire le condizioni per un ritorno in Italia della produzione di energia dall’atomo, si prepara ad approdare in Parlamento. Ma i tempi di questo ritorno non saranno rapidi. Perché il disegno di legge definisce un quadro generale affidando poi all’adozione di una serie di decreti attuativi - che andranno messi nero su bianco entro 12 mesi dall’entrata in vigore della legge, quindi dopo l’esame del Parlamento e la relativa conversione - la traduzione concreta dei principi presenti nel Ddl. Ecco, in cinque domande e risposte, i punti principali del provvedimento.

1) L’approvazione del Ddl consentirà di riaccendere le vecchie centrali?

Assolutamente no. Il disegno di legge, come ha ribadito più volte anche il ministro dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica Gilberto Pichetto Fratin, vuole assicurare una cesura netta rispetto agli impianti nucleari del passato che, nel Ddl, sono destinati alla dismissione definitiva, fatto salva l’eventuale riconversione dei relativi siti.

2) Chi vigilerà sulla sicurezza delle infrastrutture nucleari?