Gerusalemme - Settecentotrenta albe fa era la vita. Era la quiete dei kibbutz o la musica al Nova Festival. Era Shabbat, giorno di festa. Poi da oriente il sole arrivò assieme al sangue. I tagliagole di Hamas avevano un solo obiettivo: uccidere e rapire più gente possibile. Alla fine della mattanza i morti furono più di 1.200, 251 gli ostaggi portati nella Striscia di Gaza. Tesler, amico fraterno di Bar Kuperstein, dice che quella mattina «Bar mi ha mandato un ultimo messaggio che diceva: se mi succede qualcosa per favore, prenditi cura della mia famiglia». Bar, 23 anni, oggi è uno dei 48 ostaggi ancora nelle mani di Hamas. Analisi scientifiche su resti umani recuperati dall’esercito e informazioni d’intelligence raccolte sul campo, da filmati diffusi da Hamas o da ostaggi liberati man mano, sono alla base della stima dei vivi e dei morti. Si pensa che possano essere ancora in vita fra i 20 e i 22 rapiti. Per gli altri non ci sono speranze.