Tutti i grandi blocchi geopolitici, dall’Europa alla Cina, dal Brasile alle economie africane e asiatiche, hanno annunciato nuovi impegni per il clima. La domanda ora è se saranno in grado i 27 Paesi europei di unirsi per riprendere il controllo sull’energia, sul solco tracciato dalle proposte di Draghi e Letta

Il discorso contro il cambiamento climatico di Trump all’Onu conferma l’isolamento americano sullo scacchiere internazionale. Tutti i grandi blocchi geopolitici, dall’Europa alla Cina, dal Brasile alle economie africane e asiatiche, hanno annunciato nuovi impegni per il clima. Seppur essi non siano ancora sufficienti per limitare il cambiamento climatico a livelli più sicuri, la trasformazione dell’economia è irreversibile. Per l’Europa fare eco a Trump significherebbe rinunciare alla propria autonomia strategica. Oggi tale autonomia passa non solo dall’integrazione dei sistemi di difesa (più efficiente di una spesa militare scoordinata tra 27 Paesi, come proposto dalla Commissione) ma anche dalla capacità di riprendere il controllo sull’energia. L’opposto delle promesse europee di importazione di gas e petrolio americani. L’autonomia, per una regione povera di risorse fossili, si può raggiungere solo pianificando l’uscita dalla dipendenza delle importazioni delle stesse, attraverso l’impiego di risorse rinnovabili, l’efficienza energetica e l’elettrificazione di processi e consumi. Questo a patto che tale transizione sia accompagnata da due ordini di politiche. Da un lato riforme fiscali ridistributive, regolatorie e di mercato, per consentire che i benefici dell’elettricità da rinnovabili e dell’efficienza diventino beni pubblici accessibili a tutte le fasce sociali e a tutte le diverse tipologie di impresa. Dall’altro politiche industriali e commerciali che permettano un bilanciamento tra produzione domestica e accesso ai mercati globali, i quali, dovrebbero sottostare a nuove regole comuni definite tra i blocchi geopolitici, con l’obiettivo di assicurare benefici reciproci. L’uscita di scena dell’America di Trump lascia l’opportunità a Europa e Cina di negoziare queste nuove regole. Che strada sceglieranno gli Stati Membri? Quella di Trump, che piccona il Green Deal con argomenti slegati dalla realtà per proteggere le imprese fossili, oppure la via degli investimenti e della costruzione di filiere industriali nelle tecnologie verdi, economiche e dominanti, come solare, eolico, batterie, mobilità elettrica e reti elettriche (tralasciando soluzioni marginali e illusorie come biocombustibili e «nuovo nucleare»)? Seguire la ricetta fossile di Trump produrrebbe immobilismo economico e sociale. Saranno in grado i 27 Paesi europei di unirsi per riprendere il controllo sull’energia, sul solco tracciato dalle proposte di Draghi e Letta? Oppure continueranno a proteggere 27 sovranità nazionali che mai da sole riusciranno a liberarsi dai costi economici, sociali, climatici e geopolitici della dipendenza fossile e a competere in un nuovo mondo globale? *Co-fondatore e Direttore esecutivo di Ecco, il think tank italiano per il clima