di

Elisabetta Andreis

Centro storico a due velocità. Da una parte il Duomo, via Orefici, Cordusio e via Dante. E dietro l’angolo, via Mazzini: «Tempo di scelte forti»

Centro storico a due velocità. Da una parte il Duomo, via Orefici, Cordusio e via Dante. Edifici corteggiati da mille attenzioni, preda ambita da fondi e catene internazionali. Vetrine di una Milano che si rinnova a ritmo di cantieri e flagship store. E dietro l’angolo, via Mazzini: una manciata di metri separano fortune (e sfortune) di strade agli antipodi. In via Mazzini il tempo pare essersi fermato. È un’intercapedine che resiste alle trasformazioni, con insegne simbolo di memoria più che di slancio. Le rotaie del tram corrono tra i marciapiedi stretti e poco luminosi, i palazzi si scrostano dietro impalcature arrugginite, e la sera le luci si spengono in fretta.

«È una via in cerca di identità, mai diventata destinazione — riflette Monica Cannalire, fondatrice di Younicorn —. Nonostante la posizione così centrale è rimasta solo di passaggio, in condizione di incertezza».Qualche segnale arriva: dopo la riqualificazione dell’ex sede della Banca agricola, diventato l’enorme We Work che tra l’altro ospita Tik Tok, ora nell’ex Inps, all’angolo con via Gonzaga, è in corso un grande intervento di Dea Capital: sono in piano uffici, spazi retail e un ristorante panoramico. «Potrà aiutare a riposizionare la strada ma servono scelte coraggiose perché ci sono nodi strutturali da risolvere — è il caveat di Cannalire —. E il percorso si raffredda ulteriormente terminando su piazza Missori, che non è attrattiva come altre polarità centrali».