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Luigi Ripamonti

A proposito della salute dei reni, di cui si parla diffusamente sul Corriere Salute del 5 ottobre, esiste e persiste da sempre un paradosso. L’insufficienza renale cronica è una malattia che esige uno dei prezzi più alti da pagare sia a livello individuale sia collettivo (basti pensare all’impatto della dialisi in termini di qualità della vita e di costi per il Servizio sanitario nazionale), eppure è anche una di quelle che costerebbe meno in termini di prevenzione sia in chiave personale sia «di sistema». Se infatti, esistono condizioni che la determinano su cui si può fare ancora relativamente poco, ne esistono altre, e sono la maggioranza, sulle quali si può fare molto o moltissimo, con poco o pochissimo.

A cominciare dall’aderenza alle terapie per tenere sotto controllo la pressione arteriosa alta, oppure per il diabete di tipo 2, solo per citare due fattori di rischio molto diffusi, che impattano significativamente sulla salute renale. Un altro aspetto che deve essere considerato è, poi, quello dei controlli utili a monitorare la funzionalità di questi organi, in modo da consentire di mettere in atto tempestivamente le strategie per scongiurare, o almeno ritardare molto o moltissimo, l’evoluzione della malattia. Per sapere se i reni stanno bene bastano un esame del sangue che misura la creatinina e uno delle urine, ed entrambi hanno un costo risibile rispetto ad indagini necessarie in altre circostanze.