Per disegnare il futuro bisogna essere visionari. Come Akio Toyoda, presidente di Toyota, e la sua Woven City, immaginata come il risultato di un’operazione di tessitura (woven, appunto), l’applicazione del kakezan, concetto di «moltiplicazione» delle idee, delle passioni, delle competenze. Per questo, Toyoda ha invitato venti «inventori» di una decina di aziende e un cantautore nella città del futuro, alle pendici del Monte Fuji, dove a settembre ha incominciato a trasferirsi l’avanguardia dei 300 abitanti previsti dal progetto.

La strategia

«Nessuna singola azienda può creare un kakezan significativo da sola. Ce ne vogliono almeno due. Raccogliamo quindi i nostri sforzi, e con essi i nostri sorrisi. Con un sacco di sorrisi, non sembra che possiamo davvero tessere un futuro più luminoso insieme?» è il pensiero di Toyoda.

“Diversi corpi stessa mente”

Certo, a facilitare il compito c’è una condivisione di principi molto forti in Giappone. Come l’itai doshin, il concetto di «diversi corpi, stessa mente», la connessione tra persone che condividono una stessa idea. Ecco un altro filo per la tessitura di Woven City, dove lampioni e semafori saranno tutt’uno, auto e pedoni viaggeranno su strade diverse e la mobilità poggerà su tre ruote. Sicurezza e poco ingombro. Un passo oltre il fenomeno dei quadricicli, adottati come antidoto contro il caos e la carenza di parcheggi.