Lo sciopero generale ferma l’Italia per un giorno. Una risposta stentorea ai tentativi di inquadrarlo come “week end lungo”, copyright di Giorgia Meloni. Uno sciopero che parte da lontano e poggia i piedi in un’indignazione crescente per l’immobilismo dei governi, italiano ed europei, di fronte al massacro dentro la Striscia di Gaza. La scintilla in grado di ingrossare l’onda che ha travolto il Paese da Torino a Catania, passando per oltre cento città, alla fine è stato l’abbordaggio della Global Sumud Flotilla con 44 italiani arrestati da Israele in acque internazionali. I cortei spontanei di mercoledì sera e il bis di giovedì sono stati l’antipasto delle manifestazioni, imponenti e in larghissima parte pacifiche, che hanno invaso le strade del Paese.
In testa Cgil, Usb e Cobas a scandire i tempi, dietro due milioni di persone – questi i numeri dei sindacati a fine giornata – per chiedere all’esecutivo una mossa, un sussulto, qualcosa di fronte al genocidio del popolo palestinese che non siano la difesa a oltranza delle mosse di Benjamin Netanyahu e la criminalizzazione di una carovana di barche. I freddi dati raccontano molto, ma forse a cristallizzare la situazione in maniera ancor più incisiva è un comunicato della questura di Roma, dove il serpentone ha raggiunto una lunghezza superiore ai 3 chilometri nel primo pomeriggio. Solitamente attenti a centellinare aggettivi e calibratissimi nel quantificare le migliaia di partecipanti, gli uffici della Polizia hanno scelto queste parole per spiegare la necessità di modificare il percorso: “Stante la straordinaria partecipazione, il corteo proseguirà in direzione stazione Tiburtina”.












