Sul palco delle OGR ieri è salito un robot. Non uno di quelli carini, che accendono gli occhi o parlano, ma una specie di granchio bianco con 4 bracci alto due metri, che incuriosisce e un po’ spaventa. Si chiama Da Vinci ed è destinato all’uso nelle sale operatorie. “In Italia, ogni nove minuti un paziente viene sottoposto a un intervento chirurgico con questo sistema, e a livello globale ogni undici secondi un paziente riceve un’operazione con questa tecnologia”, spiega Jason Hart, Vice President Global & U.S. Marketing and Corporate Communication di Intuitive, l'azienda californiana che lo produce.

Oggi Da Vinci affianca il chirurgo nel suo lavoro, ma non è autonomo. “Probabilmente, nell’arco di cinque-dieci anni, sarà possibile premere un pulsante e attivare il pilota automatico, lasciando che sia il robot a portare a termine la procedura”. Non tutta l’operazione, secondo Filippo Filicori, uno dei massimi esperti mondiali di chirurgia robotica, e tra i tanti ospiti dell’Italian Tech Week torinese: “Un chirurgo esperto, in sala operatoria, può combinare esperienze diverse e prevedere come i tessuti reagiranno a una certa manovra. Questa capacità di proiezione e anticipazione appartiene ancora solo all’uomo. Le macchine, invece, si basano su ricordo e ripetizione: la loro forza dipende dalla quantità di dati con cui vengono alimentate. Anche gli esempi di chirurgia autonoma che iniziano a emergere si fondano su modelli che imitano i comportamenti, come i diffusion model. Servirà del tempo per riuscire a decodificare davvero il legame tra azione, reazione e intuizione umana. Ma è un campo di ricerca affascinante, su cui si stanno già muovendo i primi studi”.