di Alessio Cicchini

In uno smoothie veloce, in salsa agrodolce o in un sorbetto. Racconto semiserio di come usare la pelle del frutto. Spoiler: lavatela e la peluria sparisce. Ma non indossatela come l’amico Rory

Recentemente sono stato al matrimonio di due amici queer a Berlino con dress code «tutti frutti». Tralasciando la genialità del tema e del parallelismo con la meravigliosa abbondanza di diversità della comunità LGBT+, vorrei soffermarmi su quello che per me è stato il miglior vestito della serata (oltre al mio, ça va sans dire): quello di Rory, uno degli sposi, che si è vestito… da kiwi. Completo verde con bottoni neri ricamati all over e il pezzo forte, un lunghissimo cappotto peloso e marrone, proprio come la buccia. Io impazzito. E dopo aver provato a fargli dire «li vuoi quei kiwi» alla velocità della luce — invano, dato che è inglese — mi sono arreso e ho iniziato a spiegargli il motivo per il quale anche voi, cari lettori, state leggendo questa colonna: i modi per usarla, questa buccia del kiwi.

So che state pensando: ma mangiatela tu, è pelosa. Pivelli! Quella leggera peluria — motivo per cui peraltro il frutto è stato ribattezzato «kiwi», in onore della somiglianza al piumaggio dell’omonimo uccello neozelandese — tende a scomparire dopo una sciacquata sotto acqua corrente. Fa più paura che altro, insomma. E come spesso accade per le bucce, quella del kiwi è più ricca di virtù rispetto alla polpa. Fibre, vitamine C ed E, contenuto di antiossidanti fino a tre volte maggiore. Insomma: insomma, non ci sono motivi per non mangiarla. La maniera più facile di consumarla è sempre quella: direttamente dal frutto. Altrimenti, se lo preferite sbucciato come me, potete congelare la buccia e usarla in vari modi.