Via libera. Dopo una serie di sfibranti stop and go, il Parlamento approva la risoluzione di maggioranza sul piano Trump per il Medio Oriente. Con l'opposizione che va in ordine sparso ma tutto sommato tiene, convinta che la priorità sia lanciare un segnale per la pace. E così il fronte progressista non concede il disco verde al governo ma nemmeno si mette di traverso: dopo lunghe riflessioni sull'appello della premier, decide di astenersi. Tolto qualche distinguo di peso: Calenda che non solo vota ma addirittura scrive e firma la mozione di maggioranza. E Matteo Renzi che tenta la mossa del cavallo: far convergere tutti sulla sua risoluzione, seminando il panico tra i dem. La dice lunga il fatto utile per capire l'aria che tira che i riformisti del Pd (4 alla Camera, 3 al Senato) abbiano seguito l'ex premier, sposando la sua mozione e approvandola in dissenso dal resto del gruppo. In una giornata che l'opposizione scavalla a fatica.
Le risoluzioni di maggioranza sul tavolo, come da attese, sono state due. Una, invotabile per Pd e compagnia, sul riconoscimento dello Stato della Palestina "condizionato", vale a dire subordinato all'eliminazione di Hamas e alla liberazione degli ostaggi. L'altra - quella su cui il governo tenta il gioco di squadra con le opposizioni - sul piano Trump per la pace. Con il nome del presidente Usa sbianchettato dal testo perché ritenuto divisivo: obiettivo facilitare l'arduo compito delle minoranze di votare il testo di Fdi, Lega e gli altri. Turandosi il naso.









