Il titolo è legato alla foto in prima pagina, con la statua di Michelangelo Buonarroti che ritrae Lorenzo de’ Medici Duca di Urbino, seduto in una armatura da antica Roma e con posa meditabonda. Omonimo e nipote del Magnifico, fu il modello del celeberrimo Pensatore di Rodin, ci spiega il libro, e fu anche colui al quale Niccolò Machiavelli dedicò il suo Principe. Solo che morì di sifilide a soli 27 anni e «nella sua breve e scoppiettante vita», «non ne azzeccò una». Addirittura, «la leggenda vuole che, ricevuto il prezioso manoscritto del Principe in dono, Lorenzo non lo abbia neanche aperto». Ma era il momento di grande dibattito intellettuale originato dalla riforma luterana, e «Michelangelo confeziona il suo omaggio al dissoluto Lorenzo de’ Medici in questo clima, ritenendo più utile per sé e per il committente dare un’immagine seriosa (ancorché falsa) del duca di Urbino». Insomma, «Lorenzo non fu mai un pensatore», ma «la sua memoria funebre ha dato corso all’iconografia del dubbio.
INTERFERENZE DELL’ARTE
Insomma, anche del dubbio è giusto dubitare: sembra essere la lezione di questo Michelangelo e i pensatori Apologia del dubbio nelle arti (Eliot, 144 pagine, 16,50 euro). Autore è Nicola Fano: docente all’Accademia di Belle Arti di Perugia dopo una vita passata nel giornalismo culturale, e di cui questo testo conclude una ideale trilogia sulle reciproche interferenze tra le arti già iniziata con La candela di Caravaggio, sul rapporto tra teatro e arti figurative, e Cleopatra e il serpente, sulla bellezza come arma del patriarcato. Insomma, alcuni degli incroci chiave da cui è nata la civiltà occidentale. Ovvia la citazione dell’«essere o non essere» di Amleto: ma il suo stesso capitolo sugli “incerti” parte con l’Oreste, che al dilemma se per vendicare il padre deve uccidere la madre; e finisce col Candido di Voltaire, che però stabilisce il principio che per lo meno su alcuni valori irrinunciabili non si dovrebbe dubitare. Ma anche altri famosi personaggi di Shakespeare incarnano varie dimensioni di dubbio: da Macbeth che si fa ingannare da profezie ambigue ed è indirizzato sulla via sbagliata dalla moglie; al Sesto Pompeo che in Antonio e Cleopatra rinuncia all’idea di far fuori i triumviri ubriachi perché non gli sembra corretto, anche se li detesta; allo Iago che per vendicarsi di Otello fa partire un meccanismo che però alla fine travolge anche lui. Rovescio ironico del dubbio è Petrolini, che si vanta di es sere «uom dei più cretini».






