Il requiem è stato celebrato con cadenza quasi quotidiana fino a inizio luglio. Perché il Lione, uno dei club dell’alta borghesia francese, si è ritrovato con la testa infilata sotto la ghigliottina della Direction Nationale du Contrôle de Gestion. Il processo è stato rapido. La sentenza draconiana. A causa della sua gestione finanziaria fin troppo spensierata, l’Olympique è stato retrocesso in Ligue 2. La grandeur era finita. I sette scudetti consecutivi vinti fra il 2002 e il 2008 un ricordo ormai sbiadito. Subito dopo la riunione con la Commissione il club si è detto perplesso e sorpreso. Ma, soprattutto, ha promesso battaglia: “L’OL riconosce l’incomprensibile decisione presa questa sera dalla DNCG e conferma che presenterà immediatamente ricorso“. Ed è proprio lì che la trama della storia ha vissuto il suo plot twist.

Il 9 luglio il tribunale d’appello della Commissione ha ribaltato la sentenza. Nonostante i debiti per 175 milioni di euro, il Lione poteva essere riammesso in Ligue 1. A patto di limitare monte ingaggi e risorse destinate ai cartellini dei giocatori. Peccato che il club avesse già iniziato l’opera di scarnificazione della rosa in vista di (almeno) un giro di valzer fra i cadetti. La lista dei giocatori svincolati è particolarmente lunga. La leggenda Lacazette si è accasato al Neom SC, una squadra che rappresenta una città che non esiste. Matic è finito al Sassuolo. Veretout all’Al-Arabi per mezzo milione. Tagliafico si era proposto alla Roma, salvo poi fare marcia indietro e restare in Francia. Ma sono state necessarie anche scelte dolorose. Così Georges Mikautadze, 11 reti e 6 assist nell’ultimo campionato, è stato spedito al Villarreal per una trentina di milioni.