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Mentre il Campidoglio rilancia il sogno del Tevere balneabile (addirittura entro cinque anni, secondo il sindaco Gualtieri) in Regione si comincia a ragionare su un piano concreto che renda il «Biondo» navigabile. Un’operazione, peraltro, immaginata da quasi tutti i recenti sindaci della Capitale (Virginia Raggi chiese persino 300 milioni al Governo per provarci) ma a cui ora l’assessore regionale al Demanio, Fabrizio Ghera, in condivisione con il governatore Francesco Rocca e il resto della giunta, sta lavorando con in mente già alcune possibili soluzioni per aggirare il principale ostacolo alla navigabilità, ovvero il corso irregolare del fiume, simile a un torrente e quindi con notevoli variazioni di portata tra estate e inverno. L’ipotesi è quella di realizzare un «canale di navigazione discontinuo», composto da più tratte quasi adiacenti ma con aspetti ingegneristici, naturalistici e urbanistici diversi, in grado di adattarsi ai diversi ambienti del fiume dalla foce al quadrante Nord della Capitale. Il progetto è ambizioso e pieno di variabili in cui si rischia (letteralmente) di arenarsi, ma ragionando per lotti funzionali la Regione ha già identificato alcuni potenziali punti di approdo nel tratto urbano: Ponte Sisto, Calata Anguillara (Isola Tiberina), Ponte Sant’Angelo, Ponte Cavour, Porto di Ripetta, Scalo de Pinedo, Ponte Risorgimento e all’altezza di via Capoprati (Ponte Duca d’Aosta). Altri, ovviamente, verranno individuati fino a Ostia-Fiumicino. «La Regione Lazio intende promuovere gli interventi strutturali e non strutturali finalizzati a consentire la navigazione dalla foce al quadrante settentrionale di Roma», conferma l’assessore Ghera, precisando che la navigazione dovrà avvenire «con idonee imbarcazioni» e «nel rispetto e con la piena valorizzazione delle valenze ambientali, culturali e paesaggistiche del fiume e delle sue pertinenze».