Bilancio bloccato, 750mila dipendenti pubblici in congedo forzato. Il tycoon: "La sinistra sabota il Paese". La replica: "Uno squilibrato"
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Per la prima volta da sette anni l'America torna nel caos shutdown, con migliaia di posti di lavoro a rischio. Alla mezzanotte locale (le 6 di ieri mattina in Italia), gli Stati Uniti hanno visto ufficialmente iniziare il blocco dei fondi del governo centrale, con conseguente congelamento di parte delle attività non essenziali. E non c'è una soluzione in vista per superare il braccio di ferro in Congresso tra i repubblicani del presidente e l'opposizione democratica. Diverse centinaia di migliaia di dipendenti pubblici - circa 750mila - sono posti in congedo forzato, con la retribuzione trattenuta fino al ritorno al lavoro, e si prevedono gravi disagi per gli utenti dei servizi pubblici. Si tratta di una situazione altamente impopolare negli Usa per la quale ogni partito sta già incolpando l'altro: l'ultima volta il blocco era durato 35 giorni, e sempre durante un mandato (il primo) di Trump. I democratici «vogliono chiudere tutto, noi no», afferma il tycoon, dicendo di «non avere scelta» sui licenziamenti. «Nessun Paese - sottolinea - può permettersi di pagare l'immigrazione illegale e l'assistenza sanitaria per tutti coloro che entrano nel Paese. Ed è su questo che insistono i dem. Vogliono frontiere aperte, vogliono che gli uomini giochino negli sport femminili. Abbiamo vinto le elezioni con una valanga di voti. Loro semplicemente non imparano. Quindi non abbiamo scelta. Devo farlo io per il Paese». In questo caso peraltro lo shutdown avviene in un contesto più cupo, con Trump che vuole attuare politiche estreme, e la Casa Bianca minaccia di trasformare molti dei congedi in licenziamenti di massa permanenti. D'altronde lo stesso comandante in capo afferma: «Dallo shutdown possono derivare molti vantaggi, possiamo sbarazzarci di cose che non volevamo». A poche ore dalla scadenza, il Senato ha respinto sia il piano repubblicano sia quello democratico per evitare la chiusura, e ieri mattina è fallito anche il nuovo voto per estendere i finanziamenti per sette settimane. Trovare una via d'uscita sarà complesso, a meno che il partito di Trump non scenda a compromessi sui tagli alla spesa previsti, soprattutto nel settore sanitario.











