Giustizia penaleVia libera definitivo della Camera al decreto di riforma. Esteso il catalogo dei casi in cui l’impresa è chiamata a rispondere per colpadi Giovanni Negri2 ottobre 2025Via libera definitivo (con 137 sì, 85 no e tre astensioni) alla Camera alla legge di conversione del decreto legge Terra dei fuochi, che contiene una vera e propria riforma dei reati ambientali. In Aula è stato ancora una volta muro contro muro tra maggioranza e opposizioni su un tema legato alla giustizia, con Roberto Giachetti di Italia Viva che ha contestato gli stessi presupposti di necessità e urgenza dell’intervento e poi ha sottolineato come «con gli ennesimi aumenti di pena, rischia di essere persino controproducente rispetto all’annoso problema dei rifiuti tossici».Tutt’altra la lettura della maggioranza, con Pino Bicchielli (Forza Italia), presidente della Commissione parlamentare di inchiesta sul rischio idrogeologico e sismico: «le nuove norme trasformano alcune violazioni in delitti con pene detentive, escludendo l’oblazione. L’obiettivo è combattere le ecomafie e proteggere i cittadini da un degrado che minaccia la sicurezza e la salute. Il decreto prevede anche la responsabilità amministrativa degli enti e il sequestro di veicoli utilizzati per trasporti illegali».La responsabilità delle impreseQuanto ai contenuti, si estende e si inasprisce la responsabilità delle imprese sui reati ambientali. Con una serie di interventi sul decreto 231 del 2001, infatti, il decreto legge Terra dei fuochi modifica sia il peso delle sanzioni sia il titolo di responsabilità. Quanto a quest’ultimo, infatti, il provvedimento prevede che nei casi di delitti di abbandono di rifiuti non pericolosi e pericolosi, di attività di gestione di rifiuti non autorizzata e di spedizione illegale di rifiuti punibili a titolo di colpa si applicano le medesime sanzioni previste per le condotte punite a titolo di dolo diminuite da un terzo a due terzi.Le sanzioni Significative anche le modifiche sul versante delle sanzioni interdittive. Se ne stabilisce infatti l’applicabilità per per una durata non superiore a sei mesi per i reati di carenza di autorizzazione allo scarico di acque industriali contenenti sostanze pericolose; superamento dei valori limite di scarico di acque pericolose; scarico non autorizzato nel suolo, sottosuolo e acque sotterranee e di inquinamento doloso e inquinamento colposo.Durata non superiore a un anno nei casi di condanna per i reati di attività di gestione di rifiuti non autorizzata, di combustione illecita di rifiuti e di spedizione illegale di rifiuti. Si applica la sanzione dell’interdizione definitiva dall’esercizio dell’attività quando l’ente o una sua unità organizzativa vengono stabilmente utilizzati allo scopo unico o prevalente di consentire o agevolare la commissione dei reati di inquinamento ambientale, disastro ambientale, traffico e abbandono di materiale ad alta radioattività e di attività organizzate per il traffico illecito di rifiuti, di attività di gestione di rifiuti non autorizzata, combustione illecita di rifiuti e di spedizione illegale di rifiuti e di inquinamento doloso.
Decreto 231, più reati e più sanzioni per gli illeciti ambientali
Via libera definitivo della Camera al decreto di riforma. Esteso il catalogo dei casi in cui l’impresa è chiamata a rispondere per colpa









