Il decreto “anti eco-crimini” varato dal Consiglio dei ministri alza la tutela penale dell’ambiente e prova a colpire anche la filiera: inquinamento ambientale più severo, nuovo reato per chi mette in circolazione prodotti che inquinano, ritocchi quando dall’eco-delitto derivano lesioni o morte, aggravanti contro profitto e falsi documentali. Nel pacchetto entrano anche due nuovi capitoli penali su ozono e gas a effetto serra (con rinvio ai regolamenti Ue), una stretta sulla responsabilità 231 degli enti e una “macchina” istituzionale basata su dati, coordinamento in Cassazione e Strategia nazionale.
Codice penale: inquinamento più severo, aggravanti più estese
L’articolo 452-bis viene ritoccato: accanto all’ecosistema compare esplicitamente anche l’habitat. Le aggravanti si allargano. La pena da due a sei anni è aumentata da un terzo alla metà quando l’inquinamento è prodotto alternativamente:
1. in un’area naturale protetta o sottoposta a vincolo paesaggistico, ambientale, storico, artistico, architettonico o archeologico;
2. in danno di specie animali o vegetali protette;







