Con l’approdo oggi in Cdm del decreto per la bonifica della Terra dei fuochi, arriva una stretta sull’abbandono dei rifiuti con una riorganizzazione del Testo unico per l’ambiente. Il provvedimento fissa, infatti, tre livelli progressivi di offesa ai quali corrisponderanno distinti reati. Si parte con il mero abbandono dei rifiuti, per cui, però, è previsto un inasprimento delle pene con sanzioni più elevate (da 1.500 a 18mila euro, oggi invece il range è 1.000-10mila euro). E viene introdotta anche una fattispecie qualificata se a commettere il reato sono titolari di imprese o responsabili di enti: l’abbandono è punito con l’arresto da sei mesi a due anni e con l’ammenda da 3mila a 27mila euro. Il secondo reato disciplina, poi, dei casi particolari, a cominciare da quello in cui dal fatto derivi un pericolo per la vita o l’incolumità delle persone: la pena è quella della reclusione da sei mesi a cinque anni. Il terzo reato, infine, s’incentra sull’abbandono di rifiuti pericolosi con la previsione di un aumento di pena se l’illecito riguarda, per esempio, siti contaminati o potenzialmente tali.

L’inasprimento delle sanzioni sul fronte rifiuti

Un inasprimento delle sanzioni scatterà inoltre sul fronte della gestione non autorizzata e la combustione illecita dei rifiuti. E pene più severe sono previste anche per la spedizione illegale che viene trasformata in delitto come peraltro già avviene nel diritto sovranazionale.