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Martedì 30 settembre è entrato in vigore un decreto del ministero della Giustizia che per la prima volta stabilisce le modalità con cui i detenuti senza dimora potranno scontare la pena fuori dal carcere.
Il decreto riguarda una questione importante. Le misure alternative al carcere – come la detenzione domiciliare – sono considerate fondamentali e molto efficaci nel percorso di reinserimento delle persone detenute, ma per chi non ha un domicilio di riferimento in cui scontarle accedervi è quasi impossibile. Spesso, tra l’altro, i detenuti senza dimora vengono condannati per reati minori, anche legati alle condizioni di povertà in cui si trovano: così finiscono per scontare in carcere pene lievi, che in condizioni sociali ed economiche migliori sconterebbero all’esterno.
Il decreto appena entrato in vigore non prevede la costruzione di nuove strutture, ma istituisce un elenco a cui possono iscriversi le strutture residenziali già esistenti che sono disponibili a ospitare persone detenute. Al programma verranno destinati sette milioni di euro l’anno.
Sulla sua praticabilità ci sono varie incognite: dipenderà dal numero di strutture che si iscriveranno all’elenco e da quanto i fondi riusciranno a coprire le spese. La permanenza dei detenuti nelle strutture sarà infatti a carico del ministero, ma per un massimo di otto mesi, dopo i quali il detenuto dovrà trovare un domicilio autonomo: è un tempo molto limitato, tenendo conto delle condizioni di partenza di molte di queste persone, che rischiano quindi di tornare in carcere.






