Si apre un nuovo capitolo nella vicenda relativa alla morte in circostanze ancora non chiare, nella primavera del 1988, dei “fidanzatini di Policoro”, Luca Orioli e Marirosa Andreotta. Gli sforzi della mamma di Luca, Olimpia Fuina Orioli, oggi coadiuvata dal suo avvocato Antonio Fiumefreddo, da oltre 30 anni non sono mai cessati. Dopo le continue richieste di riapertura delle indagini alla Procura della Repubblica di Matera cadute nel vuoto, la signora Olimpia, tramite il suo avvocato, si è rivolta a quella di Potenza con la richiesta di avocazione delle indagini.

L’ultima novità, però, riguarda l’integrazione della stessa istanza di avocazione da parte del legale di Olimpia Fuina Orioli, con una perizia criminologica e medico legale, condotta dal professor Francesco Bruno e da un team di specialisti che già negli anni ’90, quindi pochi anni dopo i fatti, escluse l’ipotesi di morte accidentale dei due ragazzi. “Dalla perizia emerge con chiarezza – ha dichiarato l’avvocato Fiumefreddo - che Luca e Marirosa non morirono per un incidente, ma furono vittime di un duplice omicidio mascherato da tragedia domestica".

A coadiuvare l’ipotesi di Olimpia Orioli e del suo avvocato, infatti, la perizia accerterebbe come, sui corpi dei due ragazzi, ci fossero segni inequivocabili di violenza: un colpo alla nuca subito da Marirosa, un trauma ai genitali di Luca, diverse ecchimosi su viso e collo, la presenza di uno dei tipici segni di annegamento, il fungo schiumoso, nei polmoni, oltre che evidenti segni di manipolazione della scena come la disposizione “anomala” dei corpi dei due ragazzi e di diversi oggetti in casa - specialmente in bagno -, e testimonianze discordanti sui fatti dei presunti testimoni.