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Dario Sautto

La ricostruzione: anche Antonia è stata colpita a letto, Cosimo potrebbe aver lottato. Il procuratore Scarfò: «Aveva problemi psichiatrici, anche un Tso. Ma mai episodi di violenza»

Salvatore Ocone, operaio agricolo di 58 anni, ha usato una grossa pietra per uccidere la moglie, Elisabetta Polcino, casalinga di 49 anni. E' entrato in camera da letto tra le 5 e le 6 del mattino. Lei dormiva. L'ha colpita nel sonno più volte alla testa. Poi ha aggredito i due figli, sempre in casa: la ragazza quando era ancora a letto, l'altro figlio invece era già in piedi e forse si era reso conto di cosa stava accadendo. Non è escluso che possa anche avere avuto una colluttazione con il genitore. «Ma saranno le indagini a farci capire meglio questo particolare», precisa il procuratore di Benevento, Gianfranco Scarfò, che in conferenza stampa, insieme al colonnello dei carabinieri Enrico Calandro ha spiegato la dinamica del duplice omicidio. Infine ha trascinato Cosimo e Antonia in auto ed è iniziata la fuga. Terminata 13 ore dopo in Molise, quando è stato fermato dai carabinieri.

«E' in corso una verifica sulle capacità di intendere e di volere di Ocone - precisa il procuratore - è certo che abbia un vissuto psichiatrico: c'è una diagnosi, un Tso subito nel 2011 per psicosi cronica. Però non ci sono elementi di pregresse violenze che riguardano questa famiglia, non ci sono precedenti penali relativi a Ocone. Insomma, per ora sappiamo che in quel contesto non c'era un passato di violenza».