I sondaggi fotografano un istante della società. A volte le loro risposte sembrano banali e prevedibili. Ma quando è possibile confrontare i risultati sul tempo lungo che separa rilevamenti diversi, ci mostrano dei cambiamenti e ci suggeriscono delle riflessioni. Quello che ci capita di commentare oggi riguarda i problemi che i cittadini del Nordest giudicano più gravi e di impedimento per migliorare la qualità della vita di tutti. Ciò che colpisce sulla scala lunga dei dieci anni è la drastica riduzione del problema della disoccupazione.

Nel 2015 quasi la metà del campione indicava nella disoccupazione la difficoltà principale, mentre il costo della vita e la qualità dei servizi sociali e sanitari sommati assieme non facevano neanche un terzo del valore assegnato al problema della mancanza di impiego, alla sua perdita e alla fatica di trovarlo. Oggi la disoccupazione dal primo posto à scesa al quinto, con una percentuale a una sola cifra. Eppure non sembra certo di vivere in uno stato di piena occupazione, con i giovani che trovano subito lavoro e con nessuno che sia costretto a perderlo per i licenziamenti dovuti alla progressiva deindustrializzazione, alla chiusura di negozi ed esercizi commerciali, con i centri cittadini sempre più segnati dal fenomeno delle vetrine vuote, che immiserisce le città e desertifica i paesi e i piccoli centri. Forse semplicemente il campione ci dice che sulla questione del lavoro è subentrata una forma di rassegnazione e la convinzione che non sia un problema affrontabile dalla politica. Senza dubbio non a livello regionale, ma probabilmente neanche nazionale. Di fronte ai fenomeni metereologici sempre più estremi, che scaricano a terra le piogge di tre mesi in poche ore e trasformano Mestre in Venezia, i cittadini del Nord Est rimangono tiepidi riguardo al deterioramento ambientale, senza particolari differenze per età o orientamento politico. Stupefacente è poi il dimezzamento del campione che vede nella diminuzione delle tasse l’occasione per un miglioramento della qualità della vita, dal momento che non pare ridotta la pressione fiscale negli ultimi dieci anni. Forse semplicemente se ne parla di meno. Coloro che ritengono che l’efficienza dei servizi sanitari e sociali sia determinante per il miglioramento della qualità della vita sono in dieci anni raddoppiati, ed è bene rilevare che in mezzo c’è stata la pandemia di Covid-19, a cui possiamo ricondurre l’inzio di una progressiva destrutturazione del sistema sanitario nazionale, del quale evidentemente il campione si è accorto, in modo più netto nella popolazione più anziana. Più che triplicato, inoltre, è il valore di coloro che indicano nel costo della vita il problema. Ci sarebbe da sorprendersi del contrario, dal momento che gli italiani “godono”, per così dire, dei salari più bassi d’Europa. Insomma, anche nel Nord Est produttivo i portafogli sono leggeri.