Giampiero Beltotto prende tutti in contropiede e annuncia il suo addio. Il presidente della Fondazione Teatro Stabile del Veneto ieri ha messo a disposizione del consiglio generale il proprio mandato, anticipando la naturale scadenza, prevista per il 2027. E se da un lato mette le mani avanti («Nessuna polemica» e «Zaia per noi ha fatto tantissimo») dall’altro punge le imprese («C’è bisogno di imprenditori che investano nel teatro»). Con lo sguardo rivolto alle opportunità (per ora) mancate: «Ho corteggiato le città di Verona e Vicenza, quindi al teatro Romano e Olimpico, ma ancora niente». Tradotto: «Sbrigatevi! ».

Beltotto, già portavoce di Luca Zaia, un passato in Rai, ha guidato il Teatro Stabile – che gestisce il Teatro Verdi a Padova, il Del Monaco a Treviso e il Goldoni a Venezia – facendolo diventare Teatro Nazionale. E l’ultima mossa, arguta come nel suo stile, precede intenzionalmente l’indicazione del candidato del centrodestra alle elezioni regionali: «Non volevo che la scelta fosse strumentalizzata dal punto di vista politico», ha infatti sottolineato.

Così, ha scelto di comunicare proprio adesso la decisione, con la convinzione che la Fondazione sia pronta ad una nuova fase, , magari guidata da un quarantenne, ora che è stato «ultimato il ciclo di ricostruzione profonda che ha portato l’associazione a diventare fondazione a sua volta confermata dal Mic per la seconda volta consecutiva Teatro Nazionale». I risultati stanno dalla parte di Beltotto: la programmazione triennale di recente approvata, il consenso del pubblico e la bontà dei bilanci «attestano le buone pratiche di questa gestione». Tutti elementi che segnano un punto fermo: «Ritengo che da qui occorra partire, senza indugi, per un nuovo ciclo di lavoro, almeno quinquennale, che fissi regole, obiettivi e risorse destinati alla crescita della nostra realtà», ha spiegato Beltotto. Il quale si propone come traghettatore, finché i soci non avranno provveduto a nominare un altro cda: «Sempre che il consiglio generale lo voglia, rimarrò presidente fino a tale nomina. Ma non oltre l’estate del 2026».