«Il 4+2 ha due evidenti vantaggi - ci racconta la senatrice Carmela Bucalo, storica esperta di scuola di Fdi, componente della commissione Istruzione di Palazzo Madama -. Il primo è che riduce di un anno la durata del ciclo scolastico, consentendo così ai giovani di entrare prima nel mondo del lavoro, come già fanno tanti loro coetanei in giro per il mondo. Il secondo, altrettanto importante, è che collega direttamente la scuola alle filiere produttive e ai territori, con lo sbocco diretto negli Its Academy, che hanno un elevatissimo tasso d’occupazione (oltre l’80%) e soprattutto si tratta di un impiego coerente al 100%, o quasi, con il percorso formativo, teorico e pratico, svolto dai giovani». Non solo. «Per me che ho iniziato 40 anni fa a lavorare in un istituto professionale, la nuova filiera tecnica, realizzata e sostenuta da Giuseppe Valditara e da tutto il governo Meloni, riconosce, finalmente, pari dignità ai saperi, superando etichette ingenerose, e non corrispondenti al vero, che hanno sempre marchiato l’istruzione tecnico-professionale come una formazione di serie B rispetto all’offerta liceale».
Il 4+2, ordinamentale dal 2026/27, è invece una riforma «altamente innovativa - ha proseguito Bucalo - perché risponde ai bisogni del mercato del lavoro, prevede un forte coinvolgimento delle imprese, anche nella docenza specializzata, e fa acquisire ai ragazzi che la scelgono (sono già più di 10.500 tra primo e secondo anno, ndr) competenze richiestissime oggi dalle aziende, alle prese con profonde trasformazioni, a cominciare dal digitale. Sono contenta del sostegno di Confindustria, e di tutto il mondo imprenditoriale, perché è ora che l’istruzione tecnica, come negli anni 50/60, torni a ricoprire il ruolo che merita, per la crescita del Paese».







