Questa rubrica si chiama La stanza degli ospiti. Oggi l’ospite sono io, una donna, e i padroni di casa siete voi. Uomini che ospitano in una stanza una donna, sperando che lei si accontenti di quella e non occupi in un baleno tutta la casa. Che tenerezza. Eppure dovreste saperlo che cosa farò per prima cosa, appena varcata la soglia: farò tutto il possibile per darvi fastidio.
Ma è già troppo tardi, ormai sono entrata. Intanto mi tolgo le scarpe proprio qui al centro, nel pieno del passaggio. Anzi, una me la tolgo qui, l’altra la lancio un paio di metri più in là, per aumentare la possibilità che tu, maschio, possa inciampare. Immagino che nella stanza ci sia un divano. Ecco, mi ci siedo. No, sedermi non basta: mi allungo, mi spalmo, mi allargo come una stella marina finché per te non resta che un bracciolo. Così va meglio. Aspetta, mi slego i capelli: ops, ne è caduta una manciata sul cuscino. Fa niente, a meno che li trovi stasera tua moglie e scoppi un casino, ma la cosa in fin dei conti non mi riguarda. Poi magari sei single, io che ne so. Ora fumerò una sigaretta. Non si può fumare? Ma come, mi ospiti solo per una manciata di minuti e mi sottoponi anche a sciocche restrizioni? Vai a prendermi un posacenere, su. Già che ci sei mi porti anche un bicchiere d’acqua? No, non frizzante, naturale. No, non a temperatura ambiente, la preferisco fresca. L’acqua naturale a temperatura ambiente piace solo ai pesci rossi, e io non sono un pesce rosso. Una fetta di limone non ce l’hai? Mi sembra di aver visto un fruttivendolo giù in strada, ti va di scendere un attimo? Visto che scendi, prendi anche qualcosa per pranzo? Puoi passare in posta a pagarmi questa multa? Anzi, guarda, onde evitarne altre, prendi le chiavi del motorino e me lo sposti? Ero di fretta, l’ho posteggiato male. Ecco fatto, ti sei già innervosito e sei uscito. Espulso in 1.800 battute, spazi inclusi.






