Dopo la guerra dichiarata dal presidente degli Stati Uniti Donald Trump al narcotraffico venezuelano, ora Caracas teme realmente un'invasione da parte dell'esercito americano. E per questo la presidenza del Venezuela ha paventato la possibilità di dichiarare lo stato d'emergenza. L'annuncio è arrivato lunedì 29 settembre dalla vicepresidente Delcy Rodríguez, una delle figure più vicine al presidente Nicolás Maduro, in risposta all'escalation delle operazioni militari nel mar dei Caraibi. L'amministrazione di Washington ha infatti intensificato la pressione su Caracas nelle ultime settimane, schierando una flotta navale nella regione e conducendo una serie di attacchi aerei contro imbarcazioni con persone venezuelane a bordo, accusate di trasportare stupefacenti. Le operazioni hanno causato almeno 17 vittime, secondo quanto affermato dal presidente Trump durante una conferenza stampa e in una serie di post sul social Truth, ma le vittime potrebbero essere anche di più. La mossa di Caracas segna un ulteriore inasprimento delle tensioni tra i due paesi, già ai minimi storici dopo le controverse elezioni presidenziali del luglio 2024, che hanno visto Maduro restare al potere nonostante le accuse di brogli.L'offensiva statunitense nelle acque caraibicheGli Stati Uniti hanno condotto almeno quattro attacchi aerei contro imbarcazioni provenienti dal Venezuela in acque internazionali, tra il primo e il 19 settembre 2025. Il primo raid, confermato il 2 settembre dal presidente Trump, ha colpito un'imbarcazione nel sud dei Caraibi uccidendo tutte le 11 persone a bordo. Trump ha diffuso un video dell'attacco, sostenendo che l'imbarcazione trasportasse stupefacenti ed era gestita da membri del Tren de Aragua, un'organizzazione criminale venezuelana designata come terroristica dall'amministrazione americana. Nei giorni successivi, tre attacchi hanno causato almeno altri sei morti, portando il bilancio totale delle vittime a 17.Il segretario di Stato Marco Rubio, cubano-americano e oppositore del regime venezuelano di Maduro, ha difeso le operazioni militari affermando che il blocco tradizionale delle imbarcazioni non funziona più. In una conferenza stampa del 5 settembre, Rubio ha dichiarato che invece di fermare le imbarcazioni, su ordine del presidente, le forze armate americane le hanno distrutte e continueranno a farlo. La Casa Bianca ha giustificato gli attacchi come parte di una campagna più ampia contro i cartelli della droga latinoamericani, accusati di inondare gli Stati Uniti di cocaina e fentanyl. Secondo l'amministrazione Trump, il Venezuela è diventato un punto di partenza fondamentale per il traffico di droghe, quali stupefacenti e narcotici, verso il territorio americano e Porto Rico. L'assenza di prove concrete sulla presenza di droga a bordo delle imbarcazioni colpite ha sollevato interrogativi sulla legalità degli attacchi. L'amministrazione Trump non ha fornito evidenze tangibili che confermino le accuse contro le vittime, limitandosi a diffondere brevi video delle esplosioni. Esperti di diritto internazionale e organizzazioni per i diritti umani, tra cui Amnesty International, hanno denunciato le operazioni come possibili esecuzioni extragiudiziali. Fonti del Pentagono hanno inoltre rivelato alla Nbc News che i pianificatori militari stanno elaborando opzioni per colpire obiettivi legati al narcotraffico all'interno del territorio venezuelano, probabilmente attraverso attacchi con droni nelle prossime settimane.Delcy Rodríguez ha respinto con durezza le giustificazioni americane sugli attacchi navali, definendole “una grande bugia”. Secondo Rodríguez, la campagna militare americana “ha solo uno scopo e obiettivo: le riserve di petrolio, gas, oro, minerali e la ricchezza biologica che il Venezuela possiede, e di cui hanno bisogno per questa nuova era in cui il governo degli Stati Uniti dichiara guerra all'intero pianeta”. Lo stato di emergenza, se attivato, conferirebbe immediatamente a Maduro poteri speciali per mobilitare le forze armate, sigillare i confini del paese e affidare all'esercito il controllo delle infrastrutture strategiche. Rodríguez ha avvertito che i venezuelani che sostengono pubblicamente un intervento americano dovranno affrontare conseguenze, dichiarando che “coloro che chiedono apertamente un'invasione non possono considerarsi venezuelani”. Phil Gunson, analista del Crisis Group con sede a Caracas citato dal Guardian, ha escluso un'invasione americana su larga scala del Venezuela, ma ritiene plausibili attacchi mirati contro infrastrutture legate al narcotraffico nell'interno del paese.Il contesto politico e le minacce di CaracasLa più recente crisi tra Washington e Caracas ha origine nelle contestate elezioni presidenziali del 28 luglio 2024, quando Nicolás Maduro si è proclamato vincitore nonostante le evidenze portassero a una vittoria del candidato dell'opposizione Edmundo González Urrutia. L'ex diplomatico aveva ottenuto – secondo i dati raccolti dall'opposizione – oltre l'80% dei seggi elettorali, con circa il 70% dei voti. La proclamazione di Maduro ha quindi scatenato proteste su larga scala nel paese. Migliaia di cittadini sono scesi in piazza e la repressione del regime è stata durissima: oltre 2.200 arresti e 24 morti, secondo la Commissione interamericana dei diritti umani. Nel settembre 2024 González Urrutia ha lasciato il Venezuela e si è rifugiato in Spagna, mentre in patria è rimasta María Corina Machado, la vera leader dell’opposizione esclusa dalla competizione elettorale ma ancora in prima linea contro il regime. Intanto gli Stati Uniti, insieme a numerosi paesi europei e latinoamericani, non hanno riconosciuto la vittoria di Maduro, definendola fraudolenta. E Washington ha perfino deciso di alzare la taglia sulla cattura del presidente venezuelano, portandola a 50 milioni di dollari.Lo scontro tra gli Stati Uniti e Maduro non nasce nel 2024. Già nel 2020, durante il suo primo mandato, Donald Trump aveva fatto incriminare Maduro dal dipartimento di Giustizia. Le accuse lo indicavano come capo del cosiddetto “Cartello dei soli”, una rete di alti funzionari militari e politici venezuelani coinvolti nel traffico di droga verso gli Stati Uniti. Il nome deriva dalle insegne a forma di sole portate sulle uniformi dagli ufficiali di alto rango. Secondo l’accusa, Maduro avrebbe negoziato spedizioni di tonnellate di cocaina e collaborato con le Farc colombiane (un gruppo armato di ispirazione comunista). Fonti di intelligence americana e organizzazioni specializzate nello studio del crimine organizzato in America Latina confermano il coinvolgimento di alti funzionari venezuelani nel narcotraffico. Alcuni esperti, tuttavia, ritengono che il Cartello dei Soli non sia un’organizzazione centralizzata guidata direttamente dal presidente, ma piuttosto un sistema diffuso di corruzione all’interno dell’apparato statale. La narrazione che descrive il Cartello come una struttura verticistica rimane comunque funzionale agli Stati Uniti, perché consente di presentare le operazioni contro Maduro come parte della guerra al narcotraffico, invece che come un intervento diretto contro uno Stato sovrano.
Dopo la guerra dichiarata da Trump al narcotraffico, ora il Venezuela teme davvero un'invasione
Caracas è pronta a proclamare lo stato di emergenza in vista di una possibile invasione statunitense. Anche se per Maduro il vero obiettivo di Trump è il controllo delle riserve petrolifere venezuelane







