E poi ci si lamenta ancora se la gente non va più a votare alle elezioni, vedi il fresco pessimo caso delle Marche. Con un colpo di mano sul finire delle notte – l’approvazione di un sub-emendamento che cancellava quasi tutti i 239 emendamenti presentati da varie parti, e l’appoggio di Forza Italia che ha garantito, uscendo al momento del voto, l’abbassamento della soglia di maggioranza – il Partito democratico milanese e il sindaco Beppe Sala hanno portato a casa il sì del Consiglio comunale alla vendita di San Siro. Ovvero alla distruzione dell’attuale stadio-simbolo della città, in favore di un nuovo mega-progetto di speculazione immobiliare che era stato promesso alle proprietà finanziarie odierne – opache e internazionali – delle squadre di calcio Inter e Milan.
Se non fossero state le 3 e qualcosa, ovvero le prime ore dell’ultimo giorno utile per approvare la delibera del caso, si potrebbe dire che erano le fatidiche 4.48 del suicidio (così fissate dal titolo dell’ultimo celebre lavoro teatrale di Sarah Kane): suicidio della politica intesa come partecipazione alla vita pubblica della città da parte dei cittadini, che non sono stati affatto ascoltati nonostante le proteste di un comitato popolare e persino di tanti opinion-leader, ma anche l’harakiri affaristico della cosiddetta sinistra istituzionale milanese e del sindaco ‘dei cittadini’.










