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Francesco Acquaroli non ha l’attitudine del protagonista. Nella Lega si ricordano di quando, nell’autunno del 2019, per la prima volta fu comunicato a Matteo Salvini che nelle Marche Giorgia Meloni voleva proporre proprio lui come candidato. «Acquaioli?», chiese il leader leghista, prima che gli venisse detto che quell’Acquaroli, con la r, era da un anno e mezzo deputato di Fratelli d’Italia, eletto come capolista nel collegio plurinominale delle province di Macerata e Ascoli Piceno.

A giocare a suo favore, più che la sua personalità e carisma politico, è la lunga fedeltà a Meloni. Lei lo scelse come candidato presidente nel 2019, proprio in virtù di un’amicizia consolidata negli anni, preferendolo a quello che sembrava dovesse essere il candidato designato: cioè Guido Castelli, per dieci anni sindaco di Ascoli Piceno, che però in Fratelli d’Italia era arrivato pochi mesi prima, dopo essere stato eletto alla Camera con Forza Italia.

Nel 2020 Acquaroli vinse abbastanza agevolmente, approfittando delle divisioni del centrosinistra ancora molto lontano dall’ampia coalizione che a questa tornata ha sostenuto il suo sfidante, Matteo Ricci del PD (ex sindaco di Pesaro ed europarlamentare).