La sensibilità di Daniele Gaglianone non lascia indifferente neppure chi sceglie di distogliere lo sguardo. L’amore per il cinema dell’ospite speciale di Torino Underground Cinefest 2025 è un connubio di intimità e verismo spietato, in cui la neutralità è bandita senza compromessi. Autore di corti, documentari e lungometraggi proiettati nei festival di tutto il mondo, da Venezia a Rotterdam, con tappa a Cannes e Locarno, il regista torinese ha tenuto la masterclass gratuita “Oltre la soglia del visibile, dentro il confine del reale”, che accompagna la rassegna a lui dedicata.

Uno dei fili rossi della sua filmografia è il racconto senza filtri degli ultimi. Da dove nasce questo interesse?

«Nasce dalla mia inettitudine: ho grande difficoltà come cittadino a intervenire nelle questioni politiche, quindi per me il cinema è una mediazione per affrontare il reale. Uno dei problemi più spinosi e determinanti che ogni società deve affrontare è il suo rapporto con la sofferenza, intimamente legato al problema della violenza. La nostra società si è progressivamente inferocita».

Viene spesso descritto come un regista militante: il suo cinema è politico?

«Mi fa sorridere, non perché non sia vero - tutto è politico - ma io sono sempre partito da una prospettiva intima, profondamente umana. Mi piace trovare la dimensione interiore dei fatti collettivi: esplorare l’Altro è un’occasione per viaggiare dentro me stesso, sia nei documentari che nei lungometraggi».