Via libera alla vendita dello stadio di San Siro. Dopo oltre undici ore di seduta del Consiglio comunale milanese convocata a oltranza a Palazzo Marino, intorno alle tre e quarantacinque del mattino è arrivato, tra le polemiche, il sì dei consiglieri. Con 24 voti a favore e 20 contrari il sindaco Beppe Sala, che dal 2019 sta cercando di portare a casa la partita del nuovo stadio, ha incassato l’approvazione dell’Aula. Non senza la stampella di Forza Italia che, anziché mettersi di traverso votando contro l’operazione, ha dato indicazione ai suoi di uscire al momento del voto, andando in soccorso alla maggioranza a cui mancava un voto per mettere a segno il colpo.
A fine seduta, infatti, quasi tutti i berlusconiani sono scomparsi.
Spaccature su spaccature, annunciate e nuove, si sono viste durante tutta la seduta. Il fronte del “no” è rimasto, come da vigilia, trasversale: i Verdi, tre consiglieri del Pd e un civico in maggioranza; Lega e Fratelli d’Italia più un “ribelle” di Forza Italia, Alessandro De Chirico, all’opposizione. Il resto si è rivelato pura strategia: il gruppo dei berlusconiani, ancora prima dell’inizio del dibattito, ha annunciato l’uscita dall’aula come scelta di «responsabilità» per non portare acqua al mulino dei contrari, dividendo il centrodestra tra le proteste di meloniani e Salviniani. Una su tutti, la vicesegretaria del Carroccio Silvia Sardone (che siede anche tra i banchi di Palazzo Marino): «Fino a due ore fa l’opposizione era compatta contro la delibera. Poi la sorpresa: Forza Italia cambia linea e aiuta la maggioranza. La Lega vuole il bene di Milano, ma non sarà mai la stampella della giunta Sala, non regaleremo ossigeno a una maggioranza divisa».









