La presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen, il fondatore di Amazon Jeff Bezos, il presidente di Goldman Sachs David Solomon, Kevin Scott di Microsoft, Luciana Lixandru di Sequoia, uno dei più importanti venture capital del mondo, l’ex pilota di Formula 1 Nico Rosberg (oggi innovatore e investitore), Niklas Zennström, fondatore di Skype e oggi a capo della società d’investimento Atomico, Arthur Mesch di Mistral AI.
E tanti altri. Sono solo alcuni dei protagonisti dell’Italian Tech Week che inizierà domani (fino a venerdì 3 ottobre) nello spazio delle OGR di Torino. E sono anche i volti che troverete domani in edicola, insieme a la Repubblica, nel nuovo numero di Italian Tech, dedicato ai protagonisti dell’evento torinese e ai temi che porteranno sui palchi della kermesse.
Anche se parlando di tecnologia una delle prime cose che viene in mente è il futuro, il minimo comun denominatore degli interventi e delle storie che raccontiamo nel giornale è il presente. Immaginarsi il futuro senza pensare di costruirlo oggi rischia infatti di essere un’operazione inutile e velleitaria.
Prendiamo per esempio il mondo di tre anni fa. Non solo nella tecnologia. Era incredibilmente differente. L’invenzione informatica più rivoluzionaria degli ultimi 36 mesi non era stata ancora presentata al pubblico. ChatGpt della statunitense Open AI (anch’essa presente a Torino con una sua rappresentante), infatti, è stata rilasciata il 30 novembre del 2022. Da quel momento non solo i singoli cittadini di mezzo mondo, ma anche quasi tutte le imprese del pianeta hanno avuto a che fare con l’intelligenza artificiale generativa, quella tecnologia – alla base di ChatGpt appunto – che ci permette di interagire con le informazioni e di realizzare nuovi contenuti (video, foto, testi, presentazioni, codice software e così via) in maniera del tutto nuova e naturale: basta una richiesta digitata al computer. Se quindi avessimo dovuto parlare del futuro nell’ottobre del 2022, in pochi avrebbero considerato un impatto così grande di una tecnologia sconosciuta ai più in quel momento. Meglio quindi concentrarci sul presente e ragionare su come costruire un domani migliore e sostenibile. E sapere che molto è in palio e il futuro è tutto tranne che ineluttabile. Prendiamo la situazione dell’Europa che – secondo molti – è spacciata nella competizione economica e tecnologica con Usa e Cina. Se guardiamo i tanti imprenditori, startupper, innovatori, investitori e manager europei che saranno alla ITW si scopre che le cose non stanno proprio così. E che il nostro destino non è solo di essere condannati alla subalternità. Certo, servono le istituzioni e una visione politica unica e di lungo periodo, oltre al mondo dei privati e dell’accademia. E su questo ci auguriamo mosse e parole convincenti dalla presidente von der Leyen. Anche perché aiutare gli innovatori europei potrebbe portare benefici a tutti. Non solo per garantire uno sviluppo occupazionale, qualitativo e quantitativo. Ma perché la Storia di questi ultimi anni ci dice che una sovranità tecnologica – delle infrastrutture, dei dati, dell’innovazione in senso largo – è l’unico modo per competere. E, visto il quadro geopolitico, anche per sopravvivere.








