di Rosamaria Fumarola
La vita delle persone adulte prevede sempre l’assunzione di una qualche forma di responsabilità: figli, lavoro, cura dei genitori. Nessuno di noi mette in discussione continuamente se la presa in carico di un impegno sia giusta: percorriamo una salita qualunque cosa accada, non trattenendoci sul primo gradino, pronti a scendere ad ogni difficoltà. Certo ci si arrabbia, magari maledicendo quelle difficoltà, ma si procede in avanti perché si è sottoscritto un patto espresso o tacito anche e soprattutto con il consorzio sociale al quale si appartiene.
Spesso si inciampa sui limiti di una gestione della cosa pubblica che persevera nei propri errori, dando prova di incapacità ed inadeguatezza, ma si va avanti ugualmente, dando per scontato che ogni ruolo implichi delle problematiche e che tutti le affrontino secondo la diligenza del buon padre di famiglia. È questa la ragione per la quale è per me difficile ascoltare la presidente del Consiglio dei ministri lamentarsi di una presunta aggressività dei rappresentanti dell’opposizione (dei quali però si guarda bene dal fare i nomi) che a suo dire inviterebbero i propri elettori a recarsi sotto casa della suddetta, per gridarle “assassina” e che a ogni piè sospinto non perderebbero occasione di bruciare pubblicamente le immagini che la ritraggono.









