Con più di cento coltellate massacrò la sua famiglia: il fratello Lorenzo, la mamma Daniela, il padre Fabio. Era il primo settembre 2024 e per quel massacro avvenuto a Paderno Dugnano Riccardo Chiarioni, allora 17 enne (nel frattempo ha raggiunto la maggiore età), a giugno è stato condannato a vent’anni, il massimo in abbreviato. Era “guidato da un pensiero stravagante” e “bizzarro”, raggiungere “l'immortalità attraverso l'eliminazione della propria famiglia”, scrivono i giudici nelle motivazioni. Il legale del giovane, Amedeo Rizza, pensa all’appello: “Il giudice ha riconosciuto che aveva dei disturbi, che però per il tribunale non avrebbero inciso nella causa dell’omicidio. Valuteremo come muoverci”.

Secondo il tribunale dei minorenni ci sono gli elementi per la premeditazione. Così come è stata accertata la minorata difesa, visto che i familiari “sono stati sorpresi nel sonno più profondo” e uccisi. Voleva ammazzarli per attuare il suo progetto di “diventare immortale”, sottolinea la giudice Paola Ghezzi.

Sulla capacità di intendere e di volere, il collegio ricostruisce: il ragazzo viveva in una famiglia da tutti definita “normale”, frequentava il liceo, giocava a pallavolo, frequentava amici. Dal suo cellulare è emerso anche un “interesse per l’ideologia fascista e l’omofobia”, e dai suoi dispositivi erano emerse anche immagini come la foto del Mein